Già il 1 dicembre 2013 vi invitai a dare una risposta a due domande: “Qual è il senso cristiano della vita?” e “perché la messa lo rivela?”.

Infatti in varie occasioni durante l’anno, nella preghiera dopo la Comunione, la Chiesa ci fa pregare: “La partecipazione a questo sacramento, che a noi pellegrini sulla terra rivela il senso cristiano della vita….”.

E continuavo scrivendo: “personalmente penso che il non porsi queste domande e conseguentemente non avere le risposte sia il motivo principale della disaffezione di tanta gente dalla messa” e concludevo: “vogliamo provare a pensare?”. Lo avete fatto? Io, personalmente, si.

Faccio presente che nelle istruzioni introduttive della messa la Chiesa scrive: “L’omelia …. è necessaria per alimentare la vita cristiana. Deve essere la spiegazione o di qualche aspetto delle letture della Sacra Scrittura, o di un altro testo dell’Ordinario o del Proprio della Messa ….”.

In questi giorni stiamo celebrando la preparazione alla festa patronale di S. Anna e la facciamo itinerante. Portiamo la statua della Santa in otto contrade della Parrocchia dove rimane custodita e venerata per 24 ore e termina con la celebrazione della Messa.

Quest’anno ho pensato di trattare il tema della conoscenza della Messa, perché ho il dubbio che sia la grande sconosciuta da tanti cristiani. Non ho fatto delle lezioni di alto livello; non ne sono capace. Ma mi sono limitato a spiegare il perché e il senso di alcuni semplicissimi gesti e formule.

Che questa mia scelta era opportuna ne ho avuto conferma venerdì sera, dopo la strage di Monaco di Baviera. Al telegiornale, intorno alle ore 23, stavano trasmettendo un servizio su questa tragedia. Un giornalista intervistato ha detto che l’Isis è un’idea forte e che perciò non va contrastato con le armi, con la polizia, con i controlli ecc. ma con un’altra idea forte, che però noi non abbiamo. E la conduttrice del TG ha confermato che si, noi non abbiamo un’idea forte da contrapporre all’Isis.

Mi son subito detto: “Questi non vanno a Messa o non sanno cos’è la Messa”.

Premetto che questi fenomeni eclatanti sono soltanto la punta di un iceberg di un malessere, di una violenza, rabbia, di una disonestà, corruzione, di uno contro l’altro ecc. diffusi.

È sulla base dell’iceberg che si deve agire. E su questo noi cristiani abbiamo non un’idea da contrapporre ma una Persona: Gesù.

Una volta a Gesù fu chiesto quale fosse il comandamento principale della Legge mosaica e Gesù rispose proponendo l’amore per Dio e per il prossimo. E nella Messa noi abbiamo Uno che si offre a Dio: “per Cristo, con Cristo e in Cristo a te Dio Padre….ogni onore e gloria” e “Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”.

“Cristiano” viene da Cristo. E Cristo è vissuto per la gloria del Padre e ha dato la sua vita per i fratelli.

Se noi andassimo a Messa, ma non trasportando soltanto il nostro corpo in chiesa e poi totalmente assenti per quanto riguarda lo spirito, e vi partecipassimo immedesimandoci con l’esempio di Cristo questa sì sarebbe non l’dea, ma l’esempio concreto da contrapporre alla violenza, all’odio, ai massacri.

Lo ospitò

A.Ge Valmontone

DAL LIBRO DELLA GÈNESI. (18, 1-10)

In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno.
Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto».

Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.

Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio».

SALMO RESPONSORIALE Dal Salmo 14
Chi teme il Signore, abiterà nella sua tenda.

Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel cuore,
non sparge calunnie con la sua lingua.

Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.

Non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.

DAL VANGELO SECONDO LUCA (10, 38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.

Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Mi sembra che ci sia un filo rosso che accomuna la prima, il salmo e la terza lettura: l’ospitalità.

Abramo, svegliandosi dalla “pennichella” vede davanti a sé tre uomini (sarebbe da approfondire il passaggio dal singolare ‘Mio Signore’ al plurale ‘lavatevi’) e li invita a fermarsi presso di lui per rifocillarsi. La stessa cosa farà Marta con Gesù.

Ecco il tema dell’ospitalità. Oggi è un argomento rilevantissimo per quanto riguarda l’accoglienza dei rifugiati, di coloro che scappano dalla guerra e dalla fame, Le opinioni sono divergenti.

Ma quale deve essere la posizione del cristiano?

Papa Francesco nell’Angelus del 6 settembre 2015 ha raccomandato:

In prossimità del Giubileo della Misericordia, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma”.

Ma molto prima di lui, nella Lettera agli Ebrei leggiamo: “Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeli” (13,1),

La quarta opera di misericordia corporale chiede: “alloggiare i pellegrini”,

Forse sarebbe ora di una verifica sul modo in cui è stato recepito l’invito di Papa Francesco. Sono a conoscenza che alcune strutture religiose lo hanno fatto. Debbo confessare, con vergogna, che per quanto riguarda la mia parrocchia….ci è scivolato addosso.

Ma come Abramo e Marta hanno ospitato Dio, così anche Dio ci farà abitare nella sua tenda. Ma a delle condizioni: quelle elencate nel salmo. Tutta una serie di comportamenti concreti che ci consentiranno un giorno di essere accolti nella tenda del Signore.

Nel Vangelo, poi, si parla di una duplice accoglienza. Quella ‘fisica’ di Gesù e quella ‘spirituale’, la sua parola. Marta si ferma alla prima, Maria va alla seconda.

Nella storia della Chiesa sono state sempre presenti queste due accoglienze, per cui sono anche nati istituti religiosi di ‘vita attiva’ e di ‘vita contemplativa’. Ma anche in tutti i cristiani, senza essere dei ‘consacrati’ è giusto che siano presenti, anche se in percentuali diverse, tutte e due le dimensioni. Per cui catechisti, operatori caritas e ogni altro operatore nella vita della Chiesa deve, oltre alle opere, dedicare un certo tempo alla ‘contemplazione’, all’incontro personale con Dio servendosi della Parola e del Tabernacolo.

DAL LIBRO DEL DEUTERONÒMIO (30, 10-14)

Mosè parlò al popolo dicendo:

«Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e ti convertirai al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima.

Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica».

DAL VANGELO SECONDO LUCA (10, 25-37)

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Non ho le prove, ma penso che la maggioranza delle omelie di oggi siano state tenute sulla parabola del buon samaritano.

Invece, quando durante la settimana ho letto i testi di questa domenica, la mia attenzione si è concentrata immediatamente sulla prima lettura.
Una premessa: contestualizziamola. Si trova alla fine del Deuteronomio che è il libro conclusivo del ciclo iniziale della Bibbia. Questo ciclo contiene la Legge che doveva regolare i rapporti del popolo con il suo Dio e gli uomini tra loro. E il titolo specifica il contenuto. Viene dal greco: “deuteros” che significa “secondo” e “nomos” “legge”, cioè è una seconda formulazione della legge già contenuta soprattutto nei libri dell’Esodo e del Levitico.

Torniamo ora alla riflessione

La mia mente è andata indietro ad oltre quaranta anni fa. A quei tempi ero iscritto all’università la Sapienza, al corso di laurea in filosofia, indirizzo pedagogico.

In occasione di un esame, ed esattamente di psicologia dell’età evolutiva, si stava trattando il tema dei condizionamenti dell’agire umano. Ed io, contraddicendo il professore che mi esaminava, sostenevo che i condizionamenti, certo, ci possono condizionare, ma fino ad un certo punto, non fino a toglierci completamente la libertà. E sostenevo questa mia tesi non servendomi di affermazioni tolte dalla psicologia, ma …. dalla religione! E argomentavo partendo dall’affermazione che alla fine della vita ognuno è sottoposto ad un giudizio con un duplice esodo: o inferno o paradiso. Ma se i condizionamenti mi condizionassero totalmente al male, Dio sarebbe ingiusto a punirmi con l’inferno o mi condizionassero al bene e mi desse in premio il paradiso. Se non era né colpa né merito mio, se mi mancava totalmente la libertà, non avevo né meriti né demeriti.

Mi sembra che questo sia il succo della prima lettura: “Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te”.
Penso che voglia dire che osservare la legge di Dio è alla portata di tutti, anche se con delle differenze.

E proprio per questa differenze che possono essere il retaggio del passato o del presente di ciascuno che Gesù riserva il giudizio al Padre che legge nel cuore e non all’uomo che necessariamente deve fermarsi all’esteriore.

Forse avrete curiosità di sapere come è finito l’esame: non so se ho convinto il professore, però mi ha messo trenta!