DAL VANGELO SECONDO LUCA (9, 18-24)

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».

Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».

Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».

Confesso che all’inizio della settimana la mia attenzione si era polarizzata sulla seconda parte del vangelo, a sua volta divisa in due parti, la prima rivolta ai “dodici”: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno» e la seconda a tutti: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, ……….».

Ma man mano che passavano i giorni il mio interesse cadeva sempre di più sulla prima parte anch’essa divisa in due domande: «Le folle, chi dicono che io sia?» e «Ma voi, chi dite che io sia?». La prima riguarda tutti, la seconda i seguaci di Cristo.

A proposito della prima, cioè le folle, mi è tornata alla mente un’affermazione di Matteo Renzi che ho ascoltato in una intervista nella quale gli chiedevano qualcosa a proposito delle leggi sulle coppie omosessuali, della equiparazione delle convivenze di fatto con gli sposati, sulle adozione ecc. Ha risposto che lui ha giurato sulla Costituzione non sul Vangelo. Ho visto in questa affermazione il riconoscimento che ci sono diversità tra i valori propugnati dalla Costituzione italiana e quelli propugnati dal Vangelo. La Costituzione è voluta, almeno, dalla maggioranza della “gente” italiana. Per cui la “gente” d’Italia riconosce più fondante della vita civile la Costituzione piuttosto che il Vangelo, cioè quello che ha insegnato Gesù. Quindi per la “gente” italiana Gesù non è la pietra sulla quale costruire la propria convivenza anche se alla fine del discorso della montagna afferma: “Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia” (Matteo 7, 24)

A proposito della seconda, rivolta ai suoi seguaci : «Ma voi, chi dite che io sia?». confesso che sabato pomeriggio ho passato un brutto momento. Ho visto un programma di Voyager, che avevo sull’ipad, che parlava di Madre Teresa di Calcutta e della sua opera. La cosa che mi ha sconvolto è stata la continua affermazione di Madre Teresa che tra il Corpo di Cristo nell’Eucaristia e il corpo dei lebbrosi, dei moribondi, dei diseredati e simili non ci vedeva nessuna differenza. Che poi non è altro che l’affermazione di Gesù: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me“. (Matteo 25,41),

Da qui il mio turbamento. Dopo tanti anni che “tocco” il Corpo di Cristo, io, suo seguace, ancora non vedo il suo volto nei poveri, nelle perone sporche, nei senza tetto, negli immigrati ecc.

E allora ho preso la domanda: «Ma voi, chi dite che io sia?» come rivolta a me, ma ogni cristiano potrebbe vederla come rivolta a se stesso. Come cambierebbe il nostro atteggiamento e comportamento!

All’Angelus di oggi il Papa ha detto: “I rifugiati sono persone come tutti noi, ma alle quali la guerra ha tolto casa, lavoro, parenti e amici. Per questo vogliamo stare con loro: incontrarli, assisterli, ascoltarli per diventare insieme artigiani di pace secondo la volontà di Dio“.

Credo sia l’equivalente.

Conseguenze: chiedere perdono a Dio, ai poveri, aiuto a Dio perché ci apra gli occhi e il cuore.

Il secondo stadio!

A.Ge Valmontone

DAL VANGELO SECONDO LUCA (7, 36 – 8, !

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.

Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».

Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».

E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».

Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Ho cominciato la mia riflessione partendo da un ricordo che risale a oltre quaranta anni fa.

Partecipai ad un corso di aggiornamento per insegnanti. In una delle relazioni il professore disse che il neonato nella sua evoluzione della visione del mondo circostante attraversa tre stadi: supino, a gattoni, eretto. E per il suo equilibrato processo di crescita il secondo stadio, quello del gattonare, non deve essere eliminato (per es. ricorrendo al girello).

Mi è tornato alla mente questo ricordo perché mi sembra che sia lo schema dell’episodio del vangelo di oggi.

Sinteticamente l’ho definito delle tre “p”: peccato, pentimento, perdono. Anche qui abbiamo un avanzamento a tre stadi.

C’è il peccato, il primo stadio: “una peccatrice di quella città”. Gesù non si dilunga a descriverlo, non serve.

Al contrario è ricco di particolari nel descrivere il pentimento, il secondo stadio. Non lo dice esplicitamente ma ci lascia immaginare la violenza che questa donna, che apparteneva ad una delle categorie di peccatori per eccellenza (per quei tempi), ha dovuto fare a se stessa per varcare la soglia della casa di uno che apparteneva alla categoria delle persone per bene dell’epoca. Chissà che tempesta ci sarà stata nel suo cuore, quanta paura di essere scacciata.

A quei tempi si mangiava stando sdraiati sul fianco sinistro su un divano, semicircolare, e con i piedi verso l’esterno. Appena entrata, la donna si inginocchia ai piedi di Gesù, quindi non si mette al centro dell’attenzione, e “piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo”.

Il fariseo non dice niente. Ma Gesù immagina i suoi pensieri: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».

A questo punto Gesù lo interpella e gli fa presente che tutto quello che avrebbe dovuto fare lui all’ospite, ma che non ha fatto, lo sta facendo, e come!, la donna.

Ed ecco il terzo stadio: «I tuoi peccati sono perdonati». La donna ottiene il perdono perché ha molto amato.

Adesso vorrei fare una considerazione che potrebbe sembrare una bestemmia: quasi quasi la chiave di volta in questa dinamica non è Dio, bensì la peccatrice: “perché ha molto amato!

Il secondo stadio, quello del pentimento, penso che ai nostri giorni sia sottaciuto, come se si saltasse a piè pari, quando invece nel racconto evangelico è l’elemento determinante.

E il salto di questo stadio, o relegarlo ad un elemento del quale si parla molto poco, potrebbe costituire un grave danno alla nostra crescita spirituale.

DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI GÀLATI (Gal 1, 10-19)

È forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!

Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.

Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri.

Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.

In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore.

Questa domenica la mia riflessione si è incentrata sulla seconda lettura.

C’è bisogno di contestualizzarla.

Fin dalle origini la Chiesa si è sempre trovata a risolvere problemi che man mano le si presentavano sia all’esterno che all’interno.

La seconda interna, in ordine di tempo, riguardava i venuti dal mondo pagano: dovevano o no essere obbligati alla osservanza della legge mosaica, il cui primo obbligo era la circoncisione? Si sono creati subito due schieramenti: i fedeli che provenivano dal mondo giudaico dicevano di si, quelli invece che venivano dal mondo pagano affermavano il contrario. L’anima di questo secondo “partito” era S. Paolo, il quale ci tiene a far presente il suo retroterra: “perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo”.

Gli Atti degli Apostoli raccontano: “Alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: “Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati”. Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione” (15, 1-2)

Sarà questo il primo Concilio della Chiesa, nell’anno 50.

La conclusione fu concentrata in una lettera che si concludeva: “È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime. Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!” (Atti 15, 28s.).

La cosa poteva ritenersi conclusa. E invece no. Prima che diventassero patrimonio condiviso ci furono atteggiamenti contrastanti.

Ecco quanto racconta Paolo, sempre nella Lettera ai Galati: “Ma quando Cefa [Pietro] venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché aveva torto. Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma, dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, tanto che pure Bàrnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. Ma quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: “Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?“. (Galati 2, 11-14).

E allora non abbiamo più due posizioni teoriche, ma due comportamenti pratici: Pietro che ha timore dei giudei e ha un comportamento altalenante e Paolo che va dritto per la strada che il Signore gli aveva rivelata e il Concilio sancito. Potremmo sintetizzare: il politico e il coerente.

Mi sembra che nella sua storia la Chiesa abbia sempre avuto dei rappresentanti in tutti e due i comportamenti. Quale sarà il più giusto?
Io per parte mia ho fatto la mia scelta, ma non ve la dico. Cercate di indovinarla!