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L’Associazione Genitori (A.Ge.) di Valmontone, aderente all’A.Ge. nazionale, è un’associazione senza fini di lucro, di solidarietà sociale, con l’obiettivo di promuovere il dibattito e il dialogo sui temi riguardanti i rapporti tra genitori e figli e... continua

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A.Ge Valmontone

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Tutti uguali!!!

A.Ge Valmontone

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORÌNZI (10, 16-17)

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?

Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

Mi riallaccio a quanto ho scritto la settimana scorsa. Ricordate? Le tre Persone Divine sono, si, uguali ma diverse. Questa uguaglianza nella diversità e diversità nell’uguaglianza deve rispecchiarsi negli esseri umani perché siamo stati fatti da Dio a Sua immagine e somiglianza.

Cercando di calare questa realtà nei confronti dell’Eucaristia ho pensato che ci dà la possibilità di vivere questa duplice realtà.

Nella stessa Prima lettera ai Corinzi, un po’ più avanti del testo di oggi, S. Paolo scrive: “Perciò chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna” (11,27-29).

Quindi per S. Paolo ci può essere chi sia degno e chi indegno. La differenza la fa il peccato grave.

Ai nostri giorni si discute tanto sulla comunione alle coppie irregolari. Non credo di essere la persona adatta per mettere la parola ‘fine’ a questo dibattito. Però, nel ‘Discorso della montagna’ leggiamo: “Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio” 2Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio” (Matteo 5, 31-32). E per quanto io sappia, povero uomo della strada, l’adulterio risulta essere un peccato grave, vedi sesto e nono comandamento. Quindi la conclusione è logica.

Allora queste persone sono escluse dall’Eucaristia? Si e no.

Gesù è rimasto tra noi sotto la forma del Pane e del Vino: per essere nutrimento ma anche per costituire un polo fisico di attrazione per chi vuole entrare in contatto con Lui.

Porto un esempio. Sono stato tante volte a Lourdes e una volta a Fatima. Le emozioni che ho provato nei due luoghi sono state diversissime. A Fatima mi mancava un luogo ‘fisico’ che invece a Lourdes è costituito dalla grotta. Così, Dio è dovunque; il vecchio catechismo insegnava: “In cielo, in terra e in ogni luogo”. Ma l’uomo ha bisogno di focalizzare in un oggetto ‘materiale’, delimitato, la presenza di Dio. E questo luogo è il TABERNACOLO. E ad esso hanno libero accesso tutti, santi e….peccatori.

E mi è venuto da pensare che coloro che vivono situazioni familiari irregolari e lamentano di non poter fare la Comunione, ma non vanno mai a stare in silenzio e solitudine davanti al Tabernacolo, forse non sono mossi da un sentimento religioso, ma solo dal non poter fare quello che gli altri fanno.

Questa mattina ne ho detta una grossa, Tutti sanno che condivido la scelta della Chiesa di non ammettere coloro che vivono in situazioni irregolari, Eppure ho detto: “Queste persone mi dimostrassero di aver passato mille ore in solitudine davanti al Tabernacolo, e allora crederei che il desiderio di fare la comunione è religioso e li ammetterei alla Comunione Sacramentale”!

Che il Signore mi perdoni se l’ho sparata grossa!

Distinte/Diverse

A.Ge Valmontone

DALLA SECONDA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORÌNZI
(13, 11-13)

Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.

Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.

La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Oggi la chiesa celebra la solennità della SS.ma Trinità.

La collocazione di questa festa è logica dopo aver celebrato tutti i grandi eventi della redenzione, avvento/natale e quaresima/pasqua, nei quali emergono in primo piano ora l’una ora l’altra delle Tre Persone Santissime, e l’ultimo di questi eventi è stata la Pentecoste celebrata domenica scorsa, la Chiesa ha sentito il bisogno di riunirle tutte e tre in un’unica celebrazione.

Dio dovrebbe essere il modello supremo dei comportamenti degli uomini. Infatti la Genesi mette in bocca a Dio, parlando della creazione dell’uomo: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” (1,26).

Ora Dio è uno e trino. Il vecchio catechismo di S. Pio X affermava che “l’unità e trinità di Dio” era il primo dei due massimi misteri della nostra fede. In Dio unità e diversità coesistono. È una unità che non annulla la pluralità e una pluralità che non rompe l’unità.

Per tutta la settimana il mio pensiero è ruotato attorno a “distinte”, cioè diverse. Cioè il Padre è diverso dal Figlio e così via.

E mi è venuto in mente che è un mistero assolutamente antimoderno.

Viviamo nel trionfo del “siamo tutti uguali” e stiamo annullando tutte le differenze: nei comportamenti, dai più banali, come il modo di vestirsi, lo scomparire dei dialetti, l’uso dei prodotti della natura per nutrirsi, ai più seri, come i ruoli all’interno della famiglia, le professioni lavorative e no, il modo di concepire l’appartenenza religiosa, le unioni omosessuali…..

Oggi è importante il tema della “globalizzazione”. Ci mancherebbe che non fosse una cosa bella e giusta. Però dovremmo trovare i modi per salvare l’unità nella molteplicità e il contrario.

Stranamente, sempre la società attuale va alla ricerca della differenziazione, per es. nella raccolta della spazzatura.

Ancora stranamente dopo aver affermato che uomini e donne sono uguali chiede l’introduzione delle “quote rosa” nella politica e in tanti altri campi. Ma se uomini e donne sono uguali….

Forse un esempio, simpatico, di realizzazione della unità nella diversità ci viene dai giovani: sono tutti uguali nel mettere i pantaloni rotti, ma lo fanno per affermare la loro diversità dal mondo adulto. Ci avevate mai pensato?

Concludendo: il principio “siamo tutti uguali” è sacrosanto, ma va applicato nei modi giusti: che non annullino le diversità.

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI (2, 1-11)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO AI CORINTI (12, 3b-7. 12-13)

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.

Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.

Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Lo spunto mi è venuto dai grandi eventi di questi giorni: la riunione dei G7 a Taormina, nella quale tra i tanti problemi è stato affrontato il tema dei cambiamenti climatici; l’emergenza immigrazione, con il rifiuto di tante nazioni della Comunità Europea per una equa ripartizione di tanti che scappano dalle guerre più che dalla fame; i continui attentati terroristici che stanno insanguinando soprattutto Francia, Germana e Gran Bretagna.

Pensando a questi problemi mi son fatto rapidamente passare nella mia fantasia il volti delle persone che solitamente vengono a messa a Sant’Anna. Tutta gente senza alcun peso per affrontare queste emergenze.

Allora ho meditato quanto scrive S. Paolo: “A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”.

E mi sono tornati alla mente due episodi, uno dalla storia d’Italia e uno dalla Bibbia.

Dalla storia. Siamo nel 1494. Carlo VIII re di Francia aveva invaso l’Italia ed era entrato a Firenze. I fiorentini erano disposti a ricompensarlo con una grande somma di denaro per il suo sostegno, ma non vi era accordo sull’entità. Di conseguenza Carlo presentò un ultimatum alla Signoria e, ricevutone un rifiuto, minacciò dicendo: “allora noi suoneremo le nostre trombe”. A questa minaccia rispose deciso Pier Capponi: “e noi faremo suonare le nostre campane”, manifestando l’intenzione della città di resistere. Allora Carlo, che non poteva accettare la prospettiva di una lotta ad oltranza, fu costretto a moderare le sue richieste e concluse un trattato più equo con la repubblica.

Le campane di Pier Capponi erano quelle della torre civica.

Noi cristiani abbiamo altre campane: la preghiera da far arrivare fino alle orecchie di Dio.

Dalla Bibbia. Il popolo d’Israele soffre per i lavori forzati ai quali, in quanto schiavi, erano sottoposti in Egitto. Dio appare a Mosè sotto forma di roveto ardente e gli dice: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele,… Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va’! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!” (Esodo 3, 7-10)

Torniamo ora alla lettura di S. Paolo: “vi sono diversi ministeri…vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune”.

Il fine è il bene comune. Ma i modi per raggiungerlo sono diversi, a seconda delle persone: i politici con la politica, gli economisti con l’economia e quelli che non hanno alcuna voce, come noi, suonando le nostre campane: l’incessante preghiera.