Per sempre uniti!

A.Ge Valmontone

PREFAZIO
Il mistero di Dio uno e trino.

E’ veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno.

Con il tuo unico Figlio e con lo Spirito Santo
sei un solo Dio, un solo Signore,
non nell’unità di una sola persona,
ma nella Trinità di una sola sostanza.

Quanto hai rivelato della tua gloria, noi lo crediamo,
e con la stessa fede, senza differenze,
lo affermiamo del tuo Figlio e dello Spirito Santo.
E nel proclamare te Dio vero ed eterno,
noi adoriamo la Trinità delle Persone,
l’unità della natura, l’uguaglianza nella maestà divina.

Gli Angeli e gli Arcangeli, i Cherubini e i Serafini,
non cessano di esaltarti uniti nella stessa lode:
Santo, Santo, Santo …

Quello che sto per scrivere bolle in me da tanto tempo, ma lo hanno riportato in superficie alcuni fatti successi proprio ieri.

Andando indietro con gli anni, e ormai sto vicino a settantotto, con quante persone sono stato unito, per vari motivi: umani e pastorali. Abbiamo percorso insieme un periodo più o meno lungo e poi l’allontanamento. I motivi? I più svariati: diversità di idee, di interessi, di comportamenti, l’avvicinamento ad altre persone. A volte l’allontanamento è stato lento e graduale, altre volte traumatico e improvviso. Ma il risultato non è cambiato. Ad un certo punto ognuno per la sua strada.

Come è diversa la SS.ma Trinità! Tre persone, uguali e distinte. A me però piace più dire “diverse”. Il Padre è Colui che genera, il Figlio è il generato, lo Spirito è l’amore reciproco tra i due.

Sono diversi, eppure uniti fin dall’eternità e per l’eternità. Tra loro mai nessuno screzio, incomprensione, litigio.

Mi vien da pensare ad un motivo di plausibile litigio. Il Padre decide di mandare nel mondo il Figlio. Questi sa a che cosa andrà incontro. Ma non si ribella, accetta “senza fiatare” la dolorosa decisione del Padre.

Fin dalla creazione dell’uomo e della donna i Tre agiscono con una sola volontà: “Facciamo l’uomo a nostra immagine” (Genesi 1,26).

E allora ecco una ricaduta sulla nostra esistenza di un mistero apparentemente tanto lontano dalla nostra vita.

Tutte le coesistenze umane sono il risultato dell’unione di persone diverse, per tanti motivi. E gli elementi disgregativi possono essere tanti.

Dobbiamo prendere a modello la Trinità, che nella differenza le persone vivono senza mai separarsi, veramente “uniti per l’eternità”.

Vieni, Santo Spirito!

A.Ge Valmontone

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI (2, 1-11)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Nella Chiesa latina (quella nella quale la lingua usata nella liturgia era il latino, cioè noi) non mi sembra che nella pietà popolare lo Spirito Santo goda di tanto successo, a differenza di quanto, mi sembra, è per la Chiesa di rito greco e tra gli ortodossi.

Ma nella liturgia, anche latina, lo Spirito Santo ricopre un ruolo fondamentale, sia nei gesti che nelle parole.

Passeremo in rassegna tutti i sacramenti così potremo renderci conto che in ognuno di essi c’è un gesto comune (l’imposizione delle mani su cose o persone) accompagnato da formule, diverse per ogni sacramento.

Battesimo dei bambini:
Il sacerdote, per benedire l’acqua che servirà per il sacramento, la tocca (gesto equivalente della imposizione) con la mano destra e dice:
Discenda in quest’acqua la potenza dello Spirito Santo: perché coloro che in essa riceveranno il Battesimo, siano sepolti con Cristo nella morte e con lui risorgano alla vita immortale

Cresima
Il vescovo (e con lui i sacerdoti che lo aiutano) impone le sue mani su tutti i cresimandi e prega:
Dio onnipotente, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che hai rigenerato questi tuoi figli dall’acqua e dallo Spirito Santo liberandoli dal peccato, infondi in loro il tuo santo Spirito Paràclito: spirito di sapienza e di intelletto, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di scienza e di pietà, e riempiti dello spirito del tuo santo timore.

E al momento del sacramento:
N.( il nome del cresimando), ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono.

Eucaristia
Dopo il “Santo” il Sacerdote ponendo le mani sul pane e sul vino prega:
Padre veramente santo, fonte di ogni santità, santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito perché diventino per noi il corpo e il sangue di Gesù Cristo nostro Signore”.

E dopo la consacrazione invoca la discesa sullo Spirito sulla Chiesa:
Guarda con amore e riconosci nell’offerta della tua Chiesa, la vittima immolata per la nostra redenzione; e a noi, che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo, in Cristo, un solo corpo e un solo spirito”.

Penitenza
Dopo aver ascoltato il penitente il sacerdote imponendo le mani sulla sua testa dice:
Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace”.

Unzione dei malati
Dopo aver pregato per il malato il sacerdote impone, in silenzio, le mani sulla testa del malato e ungendolo con l’olio degli infermi dice:
Per questa santa Unzione e la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo. E, liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi”.

Sacerdozio
Il Vescovo, imponendo le mani sui candidati, prega:
Dona, Padre onnipotente, a questi tuoi figli la dignità del presbiterato. Rinnova in loro l’effusione del tuo spirito di santità; … Siano degni cooperatori dell’ordine episcopale, perché la parola del vangelo mediante la loro predicazione, con la grazia dello Spirito Santo, fruttifichi nel cuore degli uomini, e raggiunga i confini della terra”.

Matrimonio
Il sacerdote, tenendo stese le mani sugli sposi, prega:
….O Dio, stendi la tua mano su N. e N (dice i nomi degli sposi) ed effondi nei loro cuori la forza dello Spirito Santo….”.

Ho riportato una breve sintesi delle parole dei sacramenti nelle quali è sempre presente in maniera “creativa” lo Spirito Santo.
Sarebbe bello che tutti, senza mettere in ombra il Padre e il Figlio, cominciassimo anche a dare allo Spirito il risalto e lo spazio che Gli spettano.

Da quasi trent’anni, prima dalla sola parrocchia di Sant’Anna e poi da tutte e tre le parrocchie di Valmontone, in una domenica di maggio, facciamo un pellegrinaggio a piedi al Santuario della Madonna del Buon Consiglio, a Genazzano: tre ore di cammino.

Quest’anno abbiamo scelto, per vari motivi, questa domenica che “provvidenzialmente” coincide con la “Festa della mamma” e noi siamo andati dalla Mamma Celeste.

La Messa al santuario la presiedo io, però faccio fare l’omelia ad uno dei Padri del Santuario.

Di conseguenza, nella settimana precedente non mi sono dedicato, come faccio normalmente, alla meditazione dei testi di oggi.

Per cui o questa domenica non mandarvi niente o parlarvi …. della messa, e nello specifico di una parte di essa: il Prefazio.

Il Prefazio è la prima parte della preghiera eucaristica della Messa cattolica.

La “Preghiera eucaristica” (eucaristia significa ringraziamento) comincia con l’invito del presidente all’assemblea ad elevarsi ad un livello superiore da quello semplicemente terreno:

“In alto i nostri cuori”, seguito dall’accettazione dell’assemblea “Sono rivolti al Signore”. Segue quindi l’invito che riassume tutto quanto verrà dopo: “Rendiamo grazie al Signore nostro Dio” e il popolo riconosce che “È cosa buona e giusta”.

A questo punto comincia il vero e proprio prefazio: una preghiera in stile solenne, di carattere dossologico, ovvero è un rendimento di grazie a Dio per le meraviglie che ha operato e continua ad operare nella Storia della salvezza, che il sacerdote che presiede l’Eucaristia recita o canta da solo. È costituita da tre parti:

•    Protocollo: parte iniziale, relativamente variabile, che ha lo scopo di asserire che a Dio Padre, per mezzo di Gesù Cristo, spetta il ringraziamento di tutta la Chiesa;
•    Embolismo: parte centrale, totalmente variabile, che ha lo scopo di spiegare il motivo per cui a Dio si deve la gloria ed il ringraziamento di tutta la Chiesa;
•    Escatocollo: parte finale, totalmente standardizzata, che ha lo scopo di introdurre il Santo.

Applichiamo questo schema al Prefazio di oggi: Ascensione al cielo del Signore:

Protocollo:     È veramente cosa buona e giusta,
che tutte le creature in cielo e sulla terra
si uniscano nella tua lode, Dio onnipotente ed eterno:

Embolismo:     Il Signore Gesù, re della gloria,
vincitore del peccato e della morte,
oggi è salito al cielo
tra il coro festoso degli angeli.
Mediatore tra Dio e gli uomini,
giudice del mondo e Signore dell’universo,
non si è separato dalla nostra condizione umana,
ma ci ha preceduti nella dimora eterna,
per darci la serena fiducia
che dove è lui, capo e primogenito,
saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria.

Escatocollo:    Per questo mistero, nella pienezza della gioia pasquale,
l’umanità esulta su tutta la terra,
e con l’assemblea degli angeli e dei santi
canta l’inno della tua gloria:

Santo, Santo, Santo …

Forse questa domenica il mio intervento sarà stato poco “poetico”, magari scolastico.

Ma sono troppo convinto che la conoscenza è alla base del nostro agire e che la partecipazione alla messa sia in caduta libera tra i cristiani proprio perché non la si conosce.

Essa nel suo insieme e nelle sue singole parti segue un pensiero logico che si apprezza se se ne capisce la struttura.
Almeno penso. Io ci ho provato e poi lasciamo fare allo Spirito Santo, che ci prepariamo ad accogliere, perché faccia il resto.