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L’Associazione Genitori (A.Ge.) di Valmontone, aderente all’A.Ge. nazionale, è un’associazione senza fini di lucro, di solidarietà sociale, con l’obiettivo di promuovere il dibattito e il dialogo sui temi riguardanti i rapporti tra genitori e figli e... continua

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Tu sei

A.Ge Valmontone

CANTO AL VANGELO Cf Gv 1,29

Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse:
«Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!».

DAL VANGELO SECONDO MARCO (1, 7-11)

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Prima di tutto vi chiedo scusa per le due domeniche di assenza.

La mia riflessione, questa domenica, nella quale la Chiesa celebra il Battesimo del Signore, si è incentrata su quel: “Ecco…colui che” e “Tu sei”.

Gesù è stato davvero “l’agnello’ il cui sangue ha lavato il male dell’uomo e le cui carni sono state date come nutrimento; e nella sua vita si è sempre comportato da “figlio”, da quando è rimasto, senza avvertire, al tempio all’età di dodici anni alla Madonna che lo rimproverava: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. Ed egli rispose loro: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Luca 2, 48s.) fino alla morte: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Luca 23, 46).

Gesù, nella sua vita, ha fatto coincidere le definizioni su di Lui con la Sua vita. Più o meno ha messo in pratica il principio di identità: ogni cosa deve essere quella che è.

S. Ignazio di Antiochia, grande vescovo martire della Chiesa nascente, ha affermato: “È meglio essere cristiano senza dirlo che proclamarlo senza esserlo”.

E un saggio indiano, Ramana Maharshi, ha detto: “Sii ciò che sei!”.

Allora vorrei permettermi una breve carrellata sui comportamenti dei nostri giorni.

Cominciamo dal Natale. Perfino Papa Francesco, nell’udienza del 27 dicembre 2017 ha detto: “Ai nostri tempi, specialmente in Europa, assistiamo a una specie di “snaturamento” del Natale: in nome di un falso rispetto che non è cristiano, che spesso nasconde la volontà di emarginare la fede, si elimina dalla festa ogni riferimento alla nascita di Gesù. Ma in realtà questo avvenimento è l’unico vero Natale! Senza Gesù non c’è Natale; c’è un’altra festa, ma non il Natale. E se al centro c’è Lui, allora anche tutto il contorno, cioè le luci, i suoni, le varie tradizioni locali, compresi i cibi caratteristici, tutto concorre a creare l’atmosfera della festa, ma con Gesù al centro. Se togliamo Lui, la luce si spegne e tutto diventa finto, apparente

Passiamo a considerare i modi in cui celebriamo i sacramenti, come battesimi, cresime, prime comunioni, per non parlare dei (direi quasi rendendo grazie a Dio) pochi matrimoni. Quanto è rimasto del sacro e quanto invece impera il mondano e il consumismo?

Anche la partecipazione alla messa. Quanti la vivono come la passione, morte e resurrezione di Gesù e sono più preoccupati della sua durata?

E la domenica? Ricordo che la parola stessa significa “giorno del Signore”. Ma lo è più?

La carrellata potrebbe continuare direi quasi all’infinito.

Che il Signore ci faccia mettere seduti, ognuno a passare in rassegna i propri comportamenti, anche fuori del campo religioso, e cercare di capire se coincidono con ciò che diciamo di essere!

Siate sempre lieti?

A.Ge Valmontone

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA (61, 1-2.10-11)

Lo spirito del Signore Dio è su di me, / perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,  / a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi, / la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l’anno di grazia del Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore, / la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, / mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema / e come una sposa si adorna di gioielli.
Poiché, come la terra produce i suoi germogli / e come un giardino fa germogliare i suoi semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia / e la lode davanti a tutte le genti.

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI TESSALONICESI.  (1 Ts 5, 16-24)

Fratelli, siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.

Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male.

Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!

Rendo grazie a Dio perché oggi non ho dovuto tenere ai miei parrocchiani l’omelia. Infatti una volta al mese viene un Padre comboniano e affido sempre a lui questo compito. E così non mi ha messo nella condizione di dare scandalo!

Sorpresi?

Purtroppo (o per fortuna) non so nascondere i miei sentimenti. Ed io sono tutto meno che lieto, tutto faccio meno che gioire.

Se avessi Isaia o S. Paolo o anche Papa Francesco davanti chiederei loro: “Come posso essere lieto, gioire, quando vedo alle messe domenicali la mia chiesa vuota, i miei parrocchiani che emigrano verso altre chiese, non fare battesimi, cresime, prime comunioni, matrimoni ed essere cosciente che questo è dovuto in buona misura ai miei comportamenti, alle mie incapacità? Vedere tanti per i quali un tempo c’era un rapporto di simpatia, di affetto, di collaborazione che ora mi hanno voltato le spalle “anche l’amico in cui confidavo, che con me divideva il pane, contro di me alza il suo piede” (Salmo 41). Vedere adulti che da giovani sono venuti con me a settimane di spiritualità, adesso, nel migliore dei casi, se vanno ancora a messa ci vanno altrove? Essere cosciente di non essere stato capace di formare collaboratori pastorali?”.

Mi sento molto più vicino a Gesù che piange su Gerusalemme o a Mosè che chiede persino a Dio di farlo morire o ai deportati ebrei a Babilonia che “Lungo i fiumi di Babilonia, là sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion. Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre, perché là ci chiedevano parole di canto coloro che ci avevano deportato, allegre canzoni, i nostri oppressori: “Cantateci canti di Sion!”. Come cantare i canti del Signore in terra straniera? (Salmo 137)!

Penso. Il parroco è come un padre di famiglia. Ma come può essere lieto un padre quando la vede andare in rovina?

Questa mattina, durante la messa, mentre parlava il Padre missionario, oltre a ringraziare il Signore gli chiedevo appassionatamente perdono, perché con la mia tristezza, che balza agli occhi di tutti, sono il contrario del ‘Vangelo’ che significa ‘Bella notizia’.

E perdonatemi anche voi. Come vorrei essere di vostra edificazione!

E soprattutto: pregate pe me.

Il mio messaggero!

A.Ge Valmontone

DAL VANGELO SECONDO MARCO (1, 1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.

Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Nelle omelie di oggi ho fatto due premesse.

La prima: non posso non vedere nella Parola di Dio proclamata nella liturgia una parola non rivolta a me!

La seconda: a volte penso che la Conad mi dovrebbe i diritti d’autore. Da quarant’anni per me contano “le persone, oltre le cose”. Non sono preso dai grandi problemi, ma dalle vicende, piccole e grandi, delle singole persone.

Alla messa delle ore 11.00, al gruppetto dei bambini presenti ho fatto la domanda: “Il messaggero dei tempi di Gesù era Giovanni Battista. Oggi chi è””. La risposta immediata: “Tu!”.

Allora ho letto un messaggio che la mamma di una bambina di 9 anni mi aveva mandato lunedì scorso. Però serve una premessa. Siccome comincio l‘omelia, alla messa alla quale sono presenti bambini, sempre con una domanda ho detto loro che quando non ci sarò più di me si ricorderanno come di quello che faceva le domande.

Ecco allora il messaggio della mattina successiva: “Don Giorgio, buongiorno….Questa te la devo dire. Mi ha detto ****: «mamma, hai visto oggi durante la messa quando don Giorgio ha detto…: Quando me ne andrò mi ricorderete come l’uomo delle domande, mamma ti giuro mi ha preso un colpo. Pensavo che Don Giorgio volesse andare via….».

Naturalmente mi sono commosso e….ho sorriso.

Ho risposto immediatamente: “Tranquillizza ****! Per quanto dipende da me solo la morte mi potrà portare via!!!”.

Però dopo ho pensato ed è stato un chiodo fisso per tutta la settimana.

Compito del parroco è quello di preparare la via al Signore perché incontri tutte le persone che gli sono state affidate. Questo deve essere il principale obiettivo. Ma se un giorno il Vescovo, che è in ogni diocesi, il rappresentante supremo in terra del pastore Gesù, a suo insindacabile giudizio, mi dovesse dire: “Caro Don Giorgio ho deciso di mandare un altro ‘messaggero’ più in grado di te di preparare al via al Signore ai parrocchiani di Sant’Anna”, ubbidirò senza indugio. Magari con la morte nel cuore, ma anche con la preghiera che chi venisse dopo di me faccia meglio di me.

“Comunque” ho concluso “non so se dirvi state tranquilli o temete: ma chi accetterebbe una parrocchia carica di debiti, per i lavori fatti, come la nostra?”.