Invita…!

A.Ge Valmontone

DAL VANGELO SECONDO LUCA (14, 1. 7-14)

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.

Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Il vangelo di questa domenica possiamo dividerlo in due parti: la prima relativa ai “primi posti”, la seconda chi invitare.

Nella omelia oggi ho trattato soltanto la seconda parte. Per un motivo semplicissimo.

Sono stato cinque giorni a Lourdes. Vicino gli ingressi al Santuario c’è una folla di mendicanti, soprattutto zingari, spesso anche ragazzetti, ma anche non zingari, senza tetto. Quando uscivo dal Santuario per andare all’albergo, dove mi aspettava un pranzo o una cena, semplice si, ma sufficiente, provavo sensi di colpa a vedere tutte quelle persone. E mi chiedevo: “Cosa potrei fare per loro?”. Dargli qualche spicciolo? Ma si sente sempre dire che gli zingari hanno tanti soldi, che esiste il racket degli sfruttatori, che a loro di soldi ne rimangono ben pochi perché debbono consegnare tutto. Ma poi mi sorgeva il dubbio: “Ma che queste riflessioni fossero una scusa per esimermi da ogni intervento?”.

Eppure Gesù propone di invitare “poveri, storpi, zoppi, ciechi”. Ma come fare?

Noi in parrocchia abbiamo dei senza fissa dimora, che stazionano fuori dei supermercati a chiedere l’elemosina. Una volta la nostra Caritas li ha invitati ad un pranzo domenicale, ma non è venuto nessuno. Perché? Non abbiamo ottenuto risposta.

Abbiamo un centro di ascolto, al quale approdano sia stranieri che italiani. Viene loro dato del cibo, dei vestiti. Ma è sufficiente?

E poi tante volte raccontano storie pietose, ma false, altri dopo aver preso dei viveri e dei vestiti ci viene riferito che li buttano al cassonetto delle immondizie. Una volta l’ho trovati io stesso.

Personalmente mi sono fatta l’idea che oggi fare la carità al povero è assolutamente urgente e necessario, ma credo che sia la parte più complicata e difficile della vita cristiana.

E a Lourdes ho chiesto varie grazie alla Madonna. E tra le altre anche questa: che ci indicasse il modo in cui mettere in pratica l’invito che oggi Gesù ci ha fatto.

Sforzatevi di entrare per la porta stretta.

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA (66, 18-21)

Così dice il Signore:

«Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria.

Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti.

Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme – dice il Signore –, come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore.

Anche tra loro mi prenderò sacerdoti levìti, dice il Signore».

DAL VANGELO SECONDO LUCA (13, 22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.

Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».

Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.

Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.

Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Mi sembra che questi testi diano un colpo al cerchio e uno alla botte.

Se la prima lettura parla di una vocazione di tutte le genti ad entrare nel regno di Dio: “Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue” la seconda ricorda che la porta è aperta per tutti, ma è … stretta! “Sforzatevi di entrare per la porta stretta!” E non basta dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. È necessario non essere “operatori di ingiustizia”.

Semplicemente penso che in un tempo in cui si parla solo di aprire la porta a tutti si debba aver presente che “molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta….”.

Se non mettiamo in evidenza questo secondo aspetto rischiamo di presentare un vangelo monco.

Siate pronti!

A.Ge Valmontone

DAL VANGELO SECONDO LUCA (12, 32-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.

Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.

Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.

Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Confesso che appena letto questo testo sono stato colto dal panico! Come conciliare tutte le ‘minacce’ contenute in esso con il “giubileo della misericordia”?

“Siate pronti “, “Tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate…”, “il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli”, “riceverà molte percosse”.

Mi son data una risposta, e spero che sia quella giusta.

Dio è padre, e come ogni padre cerca in tutti i modi di mettere in guardia i figli sui pericoli ai quali potrebbero andare incontro con i loro comportamenti sbagliati. Ricorrendo magari anche alle minacce. Dobbiamo vedere in esse il fine che Gesù si prefigge: cercare di tenere lontani noi da comportamenti meritevoli di “molte percosse”. E questo è amore. Ho letto, quando in gioventù studiavo sui testi di psicologia, che un figlio che non vede corretti dai genitori i propri comportamenti sbagliati ha la netta percezione che di lui ai suoi genitori con importa mica tanto.

Il timore che vuol incutere questo testo non è motivato da sete di potenza da parte di Gesù o dalla voglia di vederci soffrire, ma dalla certezza che certi comportamenti non farebbero altro che rivoltarsi contro chi li compie, cioè l’uomo.

Allora le minacce sono il volto dell’amore, quindi della misericordia.