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L’Associazione Genitori (A.Ge.) di Valmontone, aderente all’A.Ge. nazionale, è un’associazione senza fini di lucro, di solidarietà sociale, con l’obiettivo di promuovere il dibattito e il dialogo sui temi riguardanti i rapporti tra genitori e figli e... continua

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“La partecipazione a questo sacramento, che a noi pellegrini sulla terra rivela il senso cristiano della vita, ci sostenga, Signore, nel nostro cammino e ci guidi ai beni eterni” (Preghiera dopo la comunione).

Ho controllato: anche l’anno scorso, di questa prima domenica di avvento, non ho commentato i testi della Scrittura, ma la preghiera ‘colletta’ ed ho fatto appena un accenno a quella dopo la comunione.

Quest’anno mi soffermo solo su quest’ultima.

Qual è il senso cristiano della vita? E perché il sacramento dell’Eucaristia lo rivela?

Un giorno uno scriba, una specie di intellettuale dell’epoca. chiese a Gesù: ““Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi” (Marco 12, 28-32). E questo è il senso cristiano della vita.

Nella messa viviamo tutti e due questi comandamenti.

Alla fine della preghiera eucaristica il presidente dell’assemblea dice (o meglio, dovrebbe cantare): “Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te, Dio Padre onnipotente nell’unità dello Spirito Santo ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli” e il popolo approva con l’Amen: e questo è il primo comandamento.

Alla consacrazione dice: “Prendete, e mangiatene tutti: questo è il mio Corpo offerto in sacrificio per voi” e “Prendete, e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati.
Fate questo in memoria di me
”. E questo è il secondo comandamento di Gesù.

Oggi mi fermo solo su questo secondo.

L’amore è uno, ma si concretizza in tante situazioni e modi diversi.

Papa Francesco, nella sua ultima lettera indirizzata, non come tutte sempre alle varie componenti della Chiesa e a tutti gli uomini di buona volontà, ma a “quanti leggeranno questa lettera apostolica” insegna un modo concreto per vivere l’amore, modo che non ho sentito mettere in risalto dai mezzi di comunicazione, ma che ho trovato come l’unica cosa nuova. È talmente bella che non voglio svilirla riassumendola e che vi riporto integralmente:

La misericordia possiede anche il volto della consolazione. «Consolate, consolate il mio popolo» (Is 40,1) sono le parole accorate che il profeta fa sentire ancora oggi, perché possa giungere a quanti sono nella sofferenza e nel dolore una parola di speranza. Non lasciamoci mai rubare la speranza che proviene dalla fede nel Signore risorto. È vero, spesso siamo messi a dura prova, ma non deve mai venire meno la certezza che il Signore ci ama. La sua misericordia si esprime anche nella vicinanza, nell’affetto e nel sostegno che tanti fratelli e sorelle possono offrire quando sopraggiungono i giorni della tristezza e dell’afflizione. Asciugare le lacrime è un’azione concreta che spezza il cerchio di solitudine in cui spesso veniamo rinchiusi.

Tutti abbiamo bisogno di consolazione perché nessuno è immune dalla sofferenza, dal dolore e dall’incomprensione. Quanto dolore può provocare una parola astiosa, frutto dell’invidia, della gelosia e della rabbia! Quanta sofferenza provoca l’esperienza del tradimento, della violenza e dell’abbandono; quanta amarezza dinanzi alla morte delle persone care! Eppure, mai Dio è lontano quando si vivono questi drammi. Una parola che rincuora, un abbraccio che ti fa sentire compreso, una carezza che fa percepire l’amore, una preghiera che permette di essere più forte… sono tutte espressioni della vicinanza di Dio attraverso la consolazione offerta dai fratelli.

A volte, anche il silenzio potrà essere di grande aiuto; perché a volte non ci sono parole per dare risposta agli interrogativi di chi soffre. Alla mancanza della parola, tuttavia, può supplire la compassione di chi è presente, vicino, ama e tende la mano. Non è vero che il silenzio sia un atto di resa, al contrario, è un momento di forza e di amore. Anche il silenzio appartiene al nostro linguaggio di consolazione perché si trasforma in un’opera concreta di condivisione e partecipazione alla sofferenza del fratello”.

Gesù ha detto: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo 25, 40).

E allora tutte le volte che eserciteremo il ministero della consolazione a favore di chi è nella sofferenza vivremo il senso cristiano della vita e sarà Natale.

Se tu…!

A.Ge Valmontone

DAL VANGELO SECONDO LUCA (23, 35-43)

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Questa domenica la mia attenzione si è soffermata su quel “Se tu”. Mi sembra che sia un ritornello nella vita di Gesù. Anzi pare che tutta la vita pubblica dall’inizio, al termine dei quaranta giorni passati nel deserto, alla fine sulla croce, sia contrassegnata da questi “se”.

Ne elenco alcuni, senza la pretesa di essere esaustivo.

Racconta Matteo: Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane” (4,1-3).

“Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. 18Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti”. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. 21Gesù interrogò il padre: “Da quanto tempo gli accade questo?”. Ed egli rispose: “Dall’infanzia; 22anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”. (Marco 9, 17-23)

“Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!…..Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: “Il Maestro è qui e ti chiama”. Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui……Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”.

Altre volte gli chiedevano un segno: “Allora alcuni scribi e farisei gli dissero: “Maestro, da te vogliamo vedere un segno”. (Matteo 12, 39).

E questi “se” lo hanno accompagnato fino alla fine: “Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio”, proprio nel momento in cui la tentazione di non essere il figlio di Dio era all’apice.

Per dare la conferma che è Dio avrebbe dovuto comportarsi come un uomo! Un controsenso! Proprio perché è Dio si comporta in maniera diversa da come si comporterebbe un uomo.

Perché mi sono soffermato su questo aspetto? Sapeste quante volte mi son sentito dire dalla gente: “Se Dio ci stesse non permetterebbe quello che succede, tante sofferenze, tante ingiustizie ecc.”. E dimenticano che proprio Gesù che, in croce, avrebbe avuto tutte le carte in regola per dire “Padre dove sei?” dice invece: “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito!” (Luca 23, 46).

È vero che poco prima aveva gridato: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Salmo 22,2). Ma questo è solo il primo momento, quella parte umana che nell’orto degli ulivi gli aveva fatto dire: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà“.  Ma il cammino spirituale si conclude, sempre nel Salmo 22 con: “Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli, ti loderò in mezzo all’assemblea” (23).

Auguro a tutti voi, e naturalmente anche a me stesso, se dovessimo, di fronte alle contrarietà, dubitare della esistenza, della sapienza e bontà di Dio di concludere come Gesù: con un atto di abbandono assoluto.

DAL VANGELO SECONDO LUCA (21, 5-19)

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.

Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Sarà perché ho 78 anni che la mia attenzione si è subito focalizzata su: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Certo per me è ora di cominciare a fare i bilanci e chiedermi: “Cosa rimarrà di me?”.

In una canzone Ornella Vanoni cantava: “È uno di quei giorni in cui rivedo tutta la mia vita, bilancio che non ho quadrato mai / posso dire d’ogni cosa che ho fatto a modo mio, / ma con che risultati non saprei.
E non mi sono servite a niente esperienze e delusioni / e se ho promesso non lo faccio più ho sempre detto in ultimo: / ho perso ancora, ma domani è un altro giorno, si vedrà
”.

In tutta la settimana ho cercato di fare il bilancio della mia vita. Ma è giusto che lo tenga per me.

Credo anche però che sia giusto che ogni persona lo faccia.

Tante volte ho sentito persone che commentando l’accanimento di tanti nell’accumulare beni terreni: soldi, case ecc. dicevano “ma che se lo portano appresso?”. Questa potrebbe sembrare un’affermazione disfattista. Ma per me invece è la saggezza che ci indirizza aa ascoltare il monito di Gesù: “Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Matteo 6, 19-21). E a questo tesoro non si applica la profezia: “non sarà lasciata pietra su pietra”.

Questa mattina, a messa, parlando ai bambini e ai ragazzi ho portato due esempi: il salvadanaio e ‘cloud’.

Quando i bambini mettono i soldini nel salvadanaio non li vedono più. Ma il giorno in cui vogliono acquistare qualcosa di costoso, con un colpo di martello (se è di coccio), hanno in mano tutto. Il nostro salvadanaio è il paradiso. Verrà il giorno in cui potremo avere in mano tutto quello che vi abbiamo depositato: il bene che avremo fatto durante la vita.

Quelli che usano lo smartphone (e chi è che non ce l’ha?) sanno che i dati che non vogliono perdere li possono mettere in un deposito digitale, appunto ‘cloud’ (che mi hanno detto significare ‘nuvola’) e li possono sempre avere a disposizione, e anche se dovessero perdere lo smartphone, li potrebbero sempre recuperare. Così il bene che avremo fatto durante la vita terrena è conservato in cielo e lo avremo in eterno a disposizione.

Per cui si tratta di furbizia.

Racconta San Luca: ” Mentre … entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò . Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta” (!0, 39-42).